Il progetto

Il progetto

Un’opera in costruzione tra diritto, tecnologia e professione forense.

Sono un avvocato e sono appassionato di informatica, nuove tecnologie e intelligenza artificiale.

Questa curiosità non nasce oggi con l’IA.

La tecnologia è entrata da tempo nella nostra professione. L’avvento del processo telematico è stato, per molti di noi, uno degli esempi più evidenti.

Abbiamo imparato a utilizzare firme digitali, PEC, formati, certificati, depositi telematici, ricevute e sistemi informatici. Strumenti che non appartenevano alla formazione tradizionale del giurista sono diventati parte del nostro lavoro quotidiano.

Non siamo diventati informatici.

Abbiamo però imparato che, quando una tecnologia entra nella professione, non possiamo limitarci a ignorarla.

Per me è nata anche la curiosità di capire che cosa accade dietro lo schermo. Non fermarmi alla procedura da eseguire, ma provare a comprendere lo strumento che la rende possibile.

Oggi l’intelligenza artificiale mi pone davanti alla stessa esigenza, con qualcosa in più.

Non mi basta sapere che posso scrivere una domanda e ottenere una risposta. Voglio capire, almeno nelle linee essenziali, che cosa accade tra quei due momenti.

Che cosa distingue un programma tradizionale da un sistema di intelligenza artificiale. Che cosa sono un algoritmo, un modello e il machine learning. Come viene addestrato un modello. Perché un modello linguistico genera una risposta. Che cosa significano token, embeddings, context window, RAG e agenti.

Non perché un avvocato debba diventare un informatico.

Perché voglio conoscere gli strumenti che entrano nel mio lavoro prima di decidere come utilizzarli.

Quando una tecnologia entra nella professione, conoscerla diventa parte del modo in cui scegliamo di utilizzarla.

Ed è proprio qui che il percorso ritorna al diritto.

Se affido informazioni a uno strumento devo comprenderne i rischi. Se produce un risultato devo sapere perché non posso considerarlo automaticamente corretto. Se l’intelligenza artificiale entra in un documento, in una prova o in un processo decisionale devo poterla comprendere anche con gli strumenti del giurista.

Il percorso diventa così circolare.

Dal diritto all’informatica. Dall’informatica all’intelligenza artificiale. Dall’intelligenza artificiale di nuovo al diritto e alla professione.

Una domanda ne genera un’altra.

È da questa curiosità che nasce HUMAIURIS.

HUM · AI · IURIS

Tre parti di un nome.

Tre dimensioni dello stesso percorso.

HUM

È la persona.

Per me è soprattutto il professionista, il giurista, l’avvocato.

Colui che studia, interpreta, valuta e decide. Colui al quale vengono affidati problemi, informazioni, documenti, aspettative e diritti.

L’intelligenza artificiale può ampliare gli strumenti a sua disposizione. Può assisterlo nella ricerca, nell’analisi, nel confronto e nell’organizzazione del lavoro.

Ma non assume la responsabilità delle sue decisioni.

Il giudizio professionale, l’indipendenza, la relazione fiduciaria con il cliente, la comprensione del caso concreto e la responsabilità rimangono umani.

Non per cambiare mestiere.

Per continuare a esercitare la professione comprendendo gli strumenti che entrano a farne parte.

AI

È la tecnologia che voglio conoscere.

Non come una scatola magica alla quale formulare domande, ma come uno strumento del quale comprendere possibilità e limiti.

Per questo HUMAIURIS parte anche dalle fondamenta.

Computer, dati, algoritmi, modelli, addestramento, inferenza, LLM, token, embeddings, RAG, agenti.

Concetti complessi che provo a studiare e raccontare nel modo in cui vorrei fossero spiegati a me.

Con parole semplici, esempi, mappe, schemi e infografiche quando aiutano davvero a capire.

Semplice non significa approssimativo.

Significa provare a rendere comprensibile ciò che è complesso senza alterarlo.

IURIS

È il diritto.

Il sistema delle regole entro il quale opera il giurista e, nello stesso tempo, il principale strumento di lavoro dell’avvocato.

Diritto e tecnologia non appartengono più a mondi separati.

Il diritto disciplina l’intelligenza artificiale, ne stabilisce regole, garanzie, responsabilità e limiti.

Ma il rapporto funziona anche nella direzione opposta.

L’intelligenza artificiale entra nell’organizzazione dello studio, nella ricerca, nei documenti, nelle informazioni, nei processi decisionali e nell’esercizio della professione. Può entrare nei fatti che dobbiamo comprendere, nelle prove che dobbiamo valutare e nell’attività forense e giudiziale.

Per questo mi interessa la sinergia tra diritto e nuove tecnologie.

Non soltanto quali regole si applichino all’intelligenza artificiale.

Anche che cosa accada al diritto e alla professione quando l’intelligenza artificiale entra concretamente nei fenomeni sui quali il giurista è chiamato a intervenire.

Il percorso

Da qui nasce anche il modo in cui HUMAIURIS è organizzato.

CAPIRE → IMPARARE → CONOSCERE LE REGOLE → APPLICARE

Non quattro archivi.

Quattro momenti dello stesso viaggio.

CAPIRE

In AI spiegata semplice provo a comprendere la tecnologia partendo dalle fondamenta, senza presupporre una preparazione informatica.

IMPARARE

AI Literacy mette progressivamente in ordine quelle conoscenze e le porta nella prospettiva della professione.

CONOSCERE LE REGOLE

Diritto & AI approfondisce normativa, giurisprudenza, deontologia, protezione dei dati, responsabilità, processo, prova, sicurezza e governance.

APPLICARE

Nel Lab ciò che ho studiato prova a diventare metodo attraverso checklist, modelli, procedure, schede e strumenti da comprendere, verificare e adattare al caso concreto.

Le quattro direzioni continuano a incontrarsi.

Una questione tecnica può aprire un problema giuridico. Una norma può costringermi a tornare alla tecnologia per capire che cosa stia realmente disciplinando. Un approfondimento può infine diventare uno strumento operativo.

Progetto a “due tastiere”

HUMAIURIS studia l’intelligenza artificiale ed è il frutto di lavoro condiviso.

Una tastiera è umana.L’altra è artificiale.

L’IA può assistermi nella ricerca, nel confronto dei materiali, nell’organizzazione delle informazioni, nella revisione e nella costruzione dei collegamenti.

Ma assistere non significa sostituire.

Le domande, la scelta e la valutazione delle fonti, l’interpretazione giuridica, la verifica, la direzione editoriale, la decisione di pubblicare e la responsabilità del risultato rimangono sotto controllo umano.

Anche il sito è stato progettato e sviluppato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. L’architettura delle pagine, la costruzione dei percorsi e la revisione progressiva del portale fanno parte della stessa sperimentazione. In questo senso HUMAIURIS è anche il laboratorio di ciò che cerca di studiare.

Questa scelta di trasparenza non presuppone che ogni utilizzo dell’intelligenza artificiale ricada negli obblighi previsti dall’articolo 50 dell’AI Act, che disciplina fattispecie specifiche. HUMAIURIS rende comunque visibile la collaborazione perché la trasparenza non è soltanto un eventuale adempimento. È parte del metodo, del rapporto con chi legge e della responsabilità con cui il progetto viene costruito.

Due tastiere.

Una responsabilità.

Quella umana.

Una piccola opera in costruzione

A un certo punto avrei potuto tenere per me gli appunti, le domande, i collegamenti e ciò che imparavo.

Ho preferito condividerli.

È forse questo il modo più semplice per spiegare HUMAIURIS.

Un percorso personale di studio reso pubblico. Un diario ragionato aperto soprattutto ai colleghi e ai giuristi che condividono la stessa curiosità per l’informatica, l’intelligenza artificiale, le nuove tecnologie e il diritto.

Non è necessario essere informatici.

È necessario avere voglia di continuare a imparare.

Mi piace immaginare HUMAIURIS come una piccola opera in costruzione, senza pretesa di completezza e forse senza una vera pagina finale.

Non nasce per dimostrare ciò che so, ma per dare forma a ciò che voglio continuare a conoscere, comprendere e condividere.

Una pagina dopo l’altra.

Una domanda dopo l’altra.