AI SPIEGATA SEMPLICE 03

IN BREVE

Un computer elabora rappresentazioni dell’informazione. Testi, immagini, suoni e documenti devono essere trasformati in dati trattabili dalla macchina.

Il bit è una cifra binaria, mentre il byte è una sequenza di otto bit. Sistemi come Unicode consentono di associare sequenze numeriche ai caratteri.

Questa base aiuta a comprendere formato, integrità e trasformazione dei dati e prepara il passaggio verso token e rappresentazioni matematiche del linguaggio.

Nel capitolo precedente siamo partiti dall’inizio e ci siamo chiesti che cosa sia davvero un computer.

Abbiamo visto che riceve dati, li elabora secondo istruzioni e restituisce risultati. Abbiamo anche scoperto che quando cerchiamo la parola inadempimento all’interno di un documento il computer non ha bisogno di comprendere l’istituto giuridico dell’inadempimento come lo comprende un avvocato.

Ma quella spiegazione lascia aperta una domanda.

Se il computer non vede lettere, fotografie e documenti come li vediamo noi, che cosa sta elaborando?

Per rispondere dobbiamo scendere di un livello.

E incontrare dati, bit e byte.

Partiamo dal fascicolo di un avvocato

Immaginiamo una cartella sul computer.

Al suo interno troviamo un atto in formato PDF, alcune fotografie, una registrazione audio, una ricevuta PEC e un foglio di calcolo.

Per noi sono oggetti molto diversi.

Un testo contiene parole alle quali attribuiamo un significato. Una fotografia rappresenta qualcosa. Una registrazione contiene suoni. Un foglio di calcolo mostra numeri, date e formule.

Il computer, però, non guarda la fotografia e non legge l’atto come facciamo noi.

Per poter memorizzare, trasmettere ed elaborare quelle informazioni, deve poterle trattare attraverso rappresentazioni digitali.

Ed è qui che incontriamo il primo concetto fondamentale.

L’informazione e la sua rappresentazione non sono la stessa cosa.

Che cos’è un dato?

Nel linguaggio quotidiano utilizziamo continuamente la parola dato. Nel diritto, poi, assume significati specifici a seconda del contesto.

Qui la utilizziamo in senso informatico.

Il glossario del NIST raccoglie diverse definizioni provenienti dalle proprie pubblicazioni tecniche. Una di esse descrive il dato come una rappresentazione di fatti, concetti o istruzioni in una forma adatta alla comunicazione, interpretazione o elaborazione da parte dell’uomo o mediante mezzi automatici.

È sufficiente trattenere un’idea.

Un dato è una rappresentazione dell’informazione.

Questo significa anche che il dato non è necessariamente un numero.

Può rappresentare una lettera, una data, un’immagine, un suono, una misurazione o moltissime altre cose.

E la stessa informazione può essere rappresentata in modi differenti.

NOTA SULLA FONTE — NIST

NIST è l’acronimo di National Institute of Standards and Technology, un’agenzia del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti che produce standard, pubblicazioni e documentazione tecnica.

Il glossario può essere utilizzato per verificare il significato di termini informatici. Una voce del glossario, però, deve sempre essere letta considerando la pubblicazione indicata come fonte della specifica definizione.

Arriviamo al bit

Scendiamo ancora di un livello.

La parola bit deriva da binary digit, cioè cifra binaria.

Un bit può assumere uno fra due valori:

0 oppure 1.

È questa anche la definizione essenziale riportata dal NIST.

Possiamo immaginarlo, per il momento, come un interruttore che può trovarsi in uno di due stati.

0

oppure

1

Questa metafora è utile perché rende intuitiva l’idea, ma va presa per quello che è: una semplificazione didattica.

Non stiamo ancora descrivendo come i diversi dispositivi realizzino fisicamente l’informazione binaria. Stiamo cercando di comprendere il modello logico che ci servirà per proseguire.

Un singolo bit consente quindi di distinguere due possibilità.

Con due bit possiamo avere quattro configurazioni:

00

01

10

11

Con tre bit le configurazioni possibili diventano otto.

Aggiungendo bit aumentano rapidamente le combinazioni che possiamo rappresentare.

Ed è qui che incontriamo il byte.

Otto bit fanno un byte

Un byte, nel significato qui utilizzato, è una sequenza di otto bit.

Possiamo rappresentarlo così:

0 1 0 0 0 0 0 1

Otto posizioni, ciascuna delle quali può assumere due valori, consentono 256 configurazioni differenti.

Non abbiamo bisogno, per ora, di imparare a calcolare in sistema binario.

Ci basta capire il meccanismo:

più bit combinati → più configurazioni possibili → maggiore capacità di rappresentare informazioni differenti.

NOTA TECNICA — bit e byte

bit e byte non sono sinonimi.

Il bit è una cifra binaria, 0 oppure 1.

Il byte è formato da otto bit.

Questa distinzione tornerà molte volte quando parleremo di dimensioni dei file, memoria, trasmissione dei dati, sicurezza e sistemi di intelligenza artificiale.

Ma come può una lettera diventare dati?

Torniamo al nostro avvocato.

Scriviamo:

A

Per noi è immediatamente una lettera.

Ma perché un computer possa rappresentarla all’interno di un testo occorrono delle regole condivise.

Qui entra in scena Unicode.

Unicode è uno standard fondamentale per la rappresentazione e il trattamento informatico dei caratteri. Lo standard assegna ai caratteri codificati un valore numerico, chiamato code point, e definisce forme attraverso le quali tali valori possono essere rappresentati nei sistemi informatici.

Alla lettera latina maiuscola A, per esempio, corrisponde il code point:

U+0041

Ed ecco un passaggio concettuale molto importante.

A

U+0041

forma di codifica

unità utilizzate per rappresentare il testo

bit

Non dobbiamo ancora conoscere tutti i dettagli.

Dobbiamo però evitare una scorciatoia.

La lettera A non “è” semplicemente 01000001

Si trova spesso una spiegazione di questo tipo:

A = 65 = 01000001

Può essere utile per una prima intuizione, ma rischia di far coincidere concetti differenti.

La A è un carattere.

Unicode le assegna il code point U+0041.

Una forma di codifica stabilisce poi come rappresentare quel code point mediante determinate unità di codice.

Unicode definisce tre forme di codifica principali: UTF-8, UTF-16 e UTF-32, che utilizzano rispettivamente code unit da 8, 16 e 32 bit.

Il passaggio corretto è quindi concettualmente più simile a questo:

CARATTERE

A

CODE POINT UNICODE

U+0041

FORMA DI CODIFICA

per esempio UTF-8

RAPPRESENTAZIONE DIGITALE

BIT

Questa distinzione può sembrare eccessivamente precisa per un avvocato.

In realtà ci sta insegnando qualcosa di molto importante: fra ciò che una persona vede e ciò che un sistema informatico elabora possono esistere diversi livelli di rappresentazione.

Ed è proprio imparare a riconoscere questi livelli uno degli obiettivi del nostro percorso.

NOTA TECNICA — Unicode, code point e UTF

Unicode è uno standard per la codifica e il trattamento dei caratteri utilizzati nei testi digitali.

Un code point è un valore numerico nello spazio dei codici Unicode. Per convenzione viene indicato con U+ seguito da cifre esadecimali. La lettera A, per esempio, corrisponde a U+0041.

Una code unit è l’unità minima utilizzata da una determinata forma di codifica per rappresentare il testo codificato.

UTF significa Unicode Transformation Format. UTF-8 utilizza code unit da 8 bit, UTF-16 da 16 bit e UTF-32 da 32 bit.

Non occorre memorizzare queste definizioni adesso. Ci interessa soprattutto comprendere che carattere, code point, codifica, byte e bit descrivono livelli differenti e non devono essere confusi.

E una fotografia?

Il principio generale non riguarda soltanto il testo.

Pensiamo nuovamente al nostro fascicolo.

ATTO

FOTOGRAFIA

REGISTRAZIONE AUDIO

VIDEO

FOGLIO DI CALCOLO

Per noi hanno significati e caratteristiche completamente differenti.

Per essere gestiti da un sistema informatico devono essere rappresentati digitalmente secondo regole e formati appropriati.

Questo non significa che una fotografia sia semplicemente “una lunga fila di zero e uno” e che la spiegazione finisca lì.

Fra ciò che vediamo e il livello binario possono esserci strutture, formati, codifiche e regole di interpretazione molto più articolate.

Per ora ci basta sapere che, scendendo abbastanza nella rappresentazione digitale, arriviamo a sequenze di bit.

PROVA A PENSARCI

Guarda una lettera sullo schermo:

A

Ora prova a osservarla attraverso livelli differenti.

Tu

vedi una lettera.

Il testo digitale

deve identificare quale carattere rappresentare.

Unicode

può identificarlo attraverso un code point.

Una forma di codifica

stabilisce come rappresentarlo.

Il sistema informatico

può trattare quella rappresentazione come dati.

La lettera non ha cambiato significato per noi.

È cambiato il livello dal quale la stiamo osservando.

DAL BIT ALLA PROFESSIONE

Perché dovrebbe interessare a un avvocato?

Perché una parte sempre maggiore della realtà sulla quale lavoriamo è digitale.

Documenti informatici, firme elettroniche, PEC, metadati, registrazioni, fotografie, banche dati e sistemi di intelligenza artificiale hanno tutti, a livelli differenti, a che fare con il modo in cui l’informazione viene rappresentata, memorizzata, trasmessa ed elaborata.

Comprendere questi principi non significa diventare informatici.

Significa essere in grado di fare domande migliori.

Se un documento digitale viene prodotto come prova, che cosa stiamo realmente esaminando?

Quali informazioni contiene oltre a quelle che vediamo?

Che cosa significa verificarne l’integrità?

Che cosa accade quando un’informazione viene trasformata da un formato a un altro?

E che cosa accade quando un sistema di intelligenza artificiale riceve un testo e deve trasformarlo in qualcosa che possa elaborare matematicamente?

Non possiamo ancora rispondere a tutte queste domande.

Ma abbiamo iniziato a costruire le fondamenta necessarie per farlo.

E questo conta anche nell’esercizio della professione.

Comprendere la tecnologia non serve soltanto a utilizzarla. Può servire a valutarne i risultati, a individuare ciò che deve essere verificato e, quando necessario, a contestarne gli effetti nell’esercizio del diritto di difesa.

Attenzione

Alla fine di questo capitolo potremmo essere tentati di dire:

«Adesso ho capito. Per il computer tutto è 0 e 1.»

Come prima intuizione non è sbagliata.

Come spiegazione completa, però, lo sarebbe.

Tra l’informazione che interessa a una persona e i bit esistono livelli di rappresentazione, strutture, standard, formati e regole che permettono al sistema di attribuire a determinate sequenze una funzione.

Ed è proprio ciò che inizieremo a esplorare nei prossimi capitoli.

Semplificare serve a capire. Ma una buona semplificazione deve anche dirci dove smette di essere sufficiente.

Il concetto fondamentale

Se dovessimo conservare una sola idea da questo capitolo, sceglierei questa:

Il computer non tratta direttamente il significato che noi attribuiamo alle cose. Per elaborare informazioni deve poter operare su loro rappresentazioni formalizzate. Al livello binario queste rappresentazioni sono riconducibili a sequenze di bit, cioè 0 e 1.

Abbiamo così costruito un’altra parte delle fondamenta:

INFORMAZIONE

DATO

RAPPRESENTAZIONE

BIT

BYTE

CODIFICA E STRUTTURA

Ma sapere come rappresentare un’informazione non ci dice ancora che cosa farne.

Per questo la prossima domanda sarà:

come fa un computer a eseguire una serie di operazioni per raggiungere un risultato?

È il momento di incontrare un’altra parola che utilizziamo continuamente quando parliamo di tecnologia e intelligenza artificiale:

algoritmo.

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Algoritmi. Come diciamo a un computer che cosa deve fare?

Fonti

Ultima verifica delle fonti: 25 agosto 2026.