Verificare le fonti è necessario, ma non esaurisce la verifica dell’output.

Una fonte può essere autentica, pertinente e correttamente citata e il risultato complessivo può comunque essere inutilizzabile: perché parte da un fatto inesatto, trascura un documento, applica correttamente una norma a una fattispecie diversa, omette un elemento rilevante oppure formula una conclusione che non discende dalle premesse.

Per l’avvocato il controllo deve quindi riguardare l’output nel suo insieme, confrontandolo con i fatti e i documenti disponibili, il diritto applicabile e le conclusioni formulate.

Nulla di nuovo. È la normale verifica che precede l’utilizzo di un atto, di un parere o di qualsiasi altro risultato del lavoro intellettuale. L’impiego dell’intelligenza artificiale modifica il processo attraverso il quale una bozza può essere prodotta, non il criterio con cui il professionista decide se utilizzarla.

Anche l’eventuale controllo affidato allo stesso sistema deve essere considerato per ciò che è, cioè un utile supporto alla revisione, non una verifica indipendente. Il modello può riproporre una premessa errata o confermare un ragionamento già costruito.

L’articolo 13 della legge 23 settembre 2025, n. 132 colloca l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali nell’ambito delle attività strumentali e di supporto, mantenendo la prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione.

Dopo aver verificato le fonti, ci dobbiamo chiedere se l’output, considerato nel suo complesso, è corretto e adeguato.


Fonti

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